Può aiutare a collocare i fenomeni (storico-culturali) che dobbiamo
affrontare ogni giorno una riflessione generale, filosofico-teologica,
sulla storia.
In effetti un fenomeno nuovo, non immediatamente
incasellabile nelle categorie finora ritenute puramente e semplicemente
vere, può apparire agli occhi di alcuni un “male assoluto”, qualcosa che
va rifiutato in blocco, senza bisogno di tante analisi, senza
distinzioni e approfondimenti, con un bel taglio netto: di qui il Bene,
di là il Male, appunto il “male assoluto”, l’emergere puro e semplice
del demoniaco.
Chiediamoci per esempio: nel XX secolo ci sono
stati fenomeni valutabili come “male assoluto”? Ad esempio il comunismo è
stato un “male assoluto”?
Anche Maritain riconosceva che il pensiero di Marx e
la sua attuazione pratica esprimevano una domanda giusta, pur dandovi
una risposta in (gran) parte sbagliata; ma la domanda di giustizia era
giusta, e i cristiani non vi avevano saputo dare adeguate risposte, dice
sempre Maritain, autore non sospettabile di modernismo.
Il fatto è che la volontà umana tende sempre a mete che appaiono
avere qualche aspetto di bontà. Scolasticamente l’obiectum voluntatis è il bonum sub communi ratione boni, insomma l’uomo non può volere il male in quanto male, ma solo in quanto si presenta, appare, sotto forma di bene.
La civitas diaboli emerge nella storia, in forme più o meno trasparenti, ma mai in una trasparenza assoluta: non vediamo il Diavolo in carne ed ossa, ma esseri umani che magari si concedono a lui quasi interamente, conservando pur sempre qualcosa di buono, se non altro la possibilità di cambiare, convertendosi a Cristo.
E’ difficile allora che un fenomeno storico-culturale non abbia in sé almeno qualcosa di buono, che sia perciò da rifiutare in blocco.
Così vediamo ad esempio un don Giussani che leggeva e valorizzava anche autori atei come Leopardi, Pascoli, Pasolini e lo stesso Nietzsche.
Come diceva S.Paolo: “vagliate ogni cosa, trattenete ciò che vale”.