minaccia occidentale?
Che la Russia abbia ragione di sentirsi militarmente minacciata, così da poter parlare sensatamente di problemi di sicurezza, è inverosimile: la NATO non la attaccherebbe mai. Se non altro perché la Russia dispone di armi atomiche. Il fatto che la NATO si sia espansa ad Est, in paesi che facevano parte del patto di Varsavia, non è la premessa ad una invasione americana della Russia, ma è frutto di una libera scelta dei governi democraticamente eletti di quei paesi, che, evidentemente, non si sentono sicuri di un vicino potente come la Russia, che in passato ha invaso Ungheria, Cecoslovacchia, Afganistan, e ha costretto la Polonia ad auto-invadersi. È vero che la Russia non è più comunista, ma bisogna vedere se il lupo abbia cambiato anche il vizio, oltre che il pelo. In ogni caso Putin è un ex-KGB, che ha dimostrato il più totale disprezzo per le regole costituzionali che la stessa Russia post-comunista si era data, facendosi rieleggere più e più volte, in barba a tali regole; inoltre la oligarchia di ultra-ricchi, a cui egli è funzionale, è in gran parte formata da ex-dirigenti comunisti riciclatisi (come lo è Putin). In generale la Russia è ben lontana dall’essere un paese democratico: il fatto che il principale oppositore dell’autocrate sia stato prima avvelenato, e poi arbitrariamente incarcerato, dice di un cinismo e di una prepotenza sfacciati. Del resto anche l’alleato bielorusso di Putin, che fa dirottare un aereo occidentale per sbattere in galera un suo oppositore, dice di una spregiudicatezza che nulla ha a che vedere con la democrazia e il rispetto dei diritti. Quindi i paesi confinanti hanno ottimi motivi per temere un Paese del genere. E chiedere perciò di essere protetti dalla NATO. Senza che ciò debba essere letto come una minacciosa volontà aggressivamente espansionistica dell’Occidente.
chi è minacciato?
Ma, se la presunta minaccia militare alla Russia è solo un pretesto, allora perché Putin si sente minacciato? Ad essere minacciata mi pare sia solo la avversione, sua e della oligarchia di ultramiliardari che è legata a lui, alla democrazia. Non è difficile immaginare che più stati confinanti alla Russia abbracciano, pur con mille limiti, la democrazia, più difficile sarebbe per gli oligarchi continuare a ingannare il popolo russo con la loro pretesa che la democrazia sia un male e un prodotto colonialistico occidentale.
un precedente, sì, ma da non strumentalizzare
E vero che l’Occidente ha creato un precedente, con l’intervento con cui la NATO strappò alla Serbia il Kossovo. Senza l’intervento militare della NATO gli albanesi del Kossovo non avrebbero potuto attuare una secessione dalla Serbia, rendendo i servi del Kossovo una minoranza (potenzialmente, ma neanche tanto) oppressa. Con questo non sto dicendo che i Serbi non avessero nessuna colpa: ci mancherebbe. Ma per fermare una ingiustizia (la pulizia etnica degli albanesi del Kossovo) era proprio necessario attuare un’altra ingiustizia (rendere possibile agli albanesi la pulizia etnica dei serbi del Kossovo)? In ogni caso si è creato un precedente. Ora, la Russia può accampare il pretesto che strappare all’Ucraina il Donbass, abitato da russofoni che vogliono stare con Mosca piuttosto che una Kiev che si legasse all’Occidente, non sarebbe un errore più grande di quello degli USA e degli altri paesi occidentali, che hanno strappato il Kossovo alla Serbia. La Serbia infatti era un paese sovrano, né più né meno di quanto non lo sia oggi l’Ucraina, e la minoranza russofona del Donbass non merita di essere tutelata di meno della minoranza albanese del Kossovo (minoranza, dico, finché il Kossovo restava unito alla Serbia). Tuttavia la minoranza russofona in Ucraina non rischia la pulizia etnica che rischiavano gli albanesi del Kossovo.
Tuttavia si tratta di un precedente che viene evidentemente pretestuosamente strumentalizzato, e che in ogni caso potrebbe al massimo giustificare un aiuto alla secessione del Donbass.
che fare?
Fino a qualche giorno fa scrivevo che «per fermare l’attacco militare all’Ucraina, i russi chiedono assicurazioni che l’Ucraina non entrerà a far parte della NATO. E’ vero da un lato che questo è ingiusto: perché se il governo democraticamente eletto di un paese sovrano chiede liberamente di entrare a far parte di un organismo internazionale, è una ingiustizia impedirglielo. Tuttavia, d’altro lato, si tratta di qualcosa che è già successo, con la Finlandia e l’Austria, dopo la 2a guerra mondiale: tali stati non potevano entrare nella NATO. Ora, piuttosto che una guerra, sarebbe meglio, a mio avviso, accettare (almeno temporaneamente) questa richiesta della Russia, che per quanto attualmente retta da un regime semidittatoriale, non è paragonabile alla Germania di fine anni ’30. Per cui tale concessione non sarebbe una “nuova Monaco”, ma un cedimento tattico, a cui dovrebbe seguire uno sforzo per riallacciare rapporti più distesi con Mosca, ma soprattutto con il popolo russo, aiutando la Russia a evolversi in senso democratico e a liberarsi sempre di più dell’incantesimo che ne incatena gran parte della popolazione al suo pifferaio magico. In questo senso l’Occidente deve capire che nei paesi dell’est-Europa l’appartenenza etnico-nazionale ha, per tradizione, un peso ben maggiore di quanto abbia negli individualistici paesi occidentali: il dialogo, necessario qui, come altrove e sempre, richiede il massimo sforzo di capire il punto di vista dell’altro.»
IL 22 febbraio scrivevo che «dopo il discorso con cui Putin ha rivendicato il diritto della Russia di dominare altri popoli, riprendendosi i territori che erano stati dell’Unione sovietica, se i fatti confermeranno che non si tratta solo di parole, credo che si debba agire nel modo più risoluto per fermare l’aggressore. Possibilmente in modo da autodanneggiarci il meno possibile, e colpendo il più possibile in modo mirato l’oligarchia e non il popolo russo.»
Oggi, 26 febbraio, davanti alla brutale e ingiustificabile invasione dell’Ucraina, mi sento di dire che Putin ha mentito spudoratamente dicendo che non avrebbe invaso l’Ucraina e non è pertanto più un interlocutore credibile. Che dialogo ci può essere con uno che sceglie di bombardare e invadere uno stato sovrano?
27 febbraio. Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968, Polonia 1981, Ucraina 2022.
Putin ha ricevuto alle ultime presidenziali russe del 2018, anche al netto di una campagna elettorale a senso unico e di diffusi brogli, un ampio consenso. Un consenso dovuto, secondo La civiltà cattolica non tanto a miglioramenti in ambito economico, quanto alla sua politica estera, che ha segnato una riscossa della Russia rispetto ai rospi che aveva dovuto ingoiare nelle guerre balcaniche degli anni ’90, una riscossa che ha avuto nella invasione della Crimea il suo acme. Le guerre possono portare all’acme la popolarità dei dittatori.
Ma le guerre sono state anche, nella storia, l’occasione per il crollo di regimi autocratici: è grazie alla Prima Guerra Mondiale che sono finiti gli Imperi austro-ungarico, quello germanico, quello ottomano (e fu un rovesciamento ben profondo la fine del Sultanato, ben oltre un livello puramente politico), e quello russo: la Rivoluzione d’Ottobre non sarebbe stata possibile senza la guerra, e fu un cambiamento ancora più profondo di quello attuatosi nella Turchia sconfitta. Così anche la Seconda Guerra Mondiale, voluta dai dittatori Hitler e Mussolini, segnò la loro fine: senza la guerra i loro regimi totalitari sarebbero durati ancora, Dio solo sa per quanto.
Così anche adesso, quella guerra che potrebbe segnare un aumento di prestigio del dittatore, se andasse a buon fine dal suo punto di vista, potrebbe anche essere, piacesse a Dio, l’inizio della sua fine, se il popolo ucraino continuerà la sua eroica resistenza, il mondo libero si sveglierà ad aiutarlo, e lo stesso popolo russo, a partire dai giovani, che eroicamente sfidano il tiranno manifestando nelle piazze, aprirà finalmente gli occhi. Il delirio di onnipotenza ha spesso portato alla fine del dittatore delirante.
Un aiuto a un giudizio su questo tema è l’incontro svoltosi presso il Centro culturale di Milano, di cui viene dato un’eccellente resoconto qui.
aggiornamento dell’8 marzo 2022
Davanti al fatto che il secondo esercito più potente del mondo non è riuscito, in 14 giorni di brutale aggressione con forze militanti preponderanti e un dominio totale dell’aria, usato per bombardare a tappeto e senza alcuna pietà obiettivi anche civili, solo chi è in malafede può parlare di esercito liberatore: gli ucraini non stanno affatto accogliendo l’esercito russo come liberatore, ma stanno opponendo una eroica e incredibile resistenza, come si fa solo davanti a un esercito invasore. Dunque di invasione di tratta. Il popolo ucraino è compatto dietro al suo governo, come non farebbe se a governarlo fosse una cricca di nazisti pazzi. Eppure questa tesi viene spudoratamente propinata dalla propaganda russa, ma i fatti la smentiscono nel modo più assoluto e indiscutibile.
Davvero il livello di menzogna della cricca oligarchica al potere in Russia sta superando quella dei governi comunisti dell’Unione sovietica. E lo stesso patriarca Kirill, che il 7 marzo 2022 ha dato la sua benedizione al macello dell’Ucraina con motivazioni che definire deliranti è ampiamente eufemistico, non è solo la conferma della usuale sottomissione della Chiesa russa al potere statale, ma documenta di un clima di non libertà in Russia. Undicimila persone, finora, sono state in Russia brutalmente arrestate, selvaggiamente picchiate e messe in carcere per aver osato dire pubblicamente quello che pensano, cioè la loro condanna della aggressione all’Ucraina.
Ormai la Russia non può più essere considerata un regime semplicemente autoritario, o semidittatoriale, ma è una vera e propria dittatura. E’ in sostanza un regime comunista senza i contenuti del comunismo: senza egualitarismo. E infatti la cricca oligarchica che la domina, è fatta da ex-gerarchi comunisti, a cui Putin ha garantito il controllo del ricco sottosuolo russo, unica fonte della ricchezza russa, in assenza di una vera e propria imprenditorialità. Insomma la nomenklatura sovietica che già prima dominava, ma essendo costretta a ostentare una certa eguaglianza economica col resto del “popolo”, adesso domina accumulando e ostentando una sua sfacciata ricchezza. Una ricchezza, ripeto, essenzialmente parassitaria, perché non fondata, se non in misura marginale, su virtù imprenditoriali.