il giudizio di Tracce su Brexit

Europa: la crepa e la chance

24/06/2016 – Ieri la Gran Bretagna ha deciso per l’uscita
dall’Unione. Scelta imprevista, ma non troppo. E ora? Al di là degli
effetti economici che già si vedono, cosa accadrà in futuro? Nelle
parole di papa Francesco, il compito che ci attende

 Alla fine, la tempesta è arrivata. Imprevista
rispetto agli ultimissimi sondaggi, ma molto meno se si allargava lo
sguardo agli ultimi tempi. A quel fardello di paure che nel tempo
diventava sempre più pesante (le ondate di profughi, la crisi economica,
il terrorismo) mentre gli ideali che hanno fatto nascere l’Unione si
offuscavano, i rapporti si facevano sempre più sfilacciati e dovunque ha
preso fiato un populismo nazionalista che usa solo a sprazzi la
ragione, ma è bravissimo a far leva sulla pancia. La Brexit è realtà, la
Gran Bretagna esce dall’Unione. Si è giocato troppo a lungo con il
fuoco perché alla fine la casa non si incendiasse.

Fa persino impressione rileggere adesso la domanda del Papa che campeggiava sull’ultima copertina di Tracce,
«Cosa ti è successo, Europa?». Francesco l’aveva appena fatta ad
un’Europa «stanca e invecchiata, non fertile e vitale», dove i grandi
ideali che l’hanno ispirata «sembrano aver perso forza attrattiva;
un’Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e
creatrice. Un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più
che generare processi di inclusione e trasformazione; un’Europa che si
va “trincerando” invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi
dinamismi nella società». Sono parole profetiche, e la migliore
spiegazione possibile ai fatti di oggi.

Che cosa ci aspetta nell’immediato,
lo stiamo già vedendo: mercati impazziti, turbolenze che dureranno
settimane – se va bene – e in ogni caso non porteranno benefici, se non a
qualche speculatore. È come aver dato una spinta all’indietro a
un’economia globale che aveva appena iniziato a risalire una parete
ancora ripida da scalare, dopo il collasso del 2008. Il rischio di una
ricaduta nel precipizio è molto forte, e ci riguarda tutti.

In prospettiva, invece, è un’incognita enorme. Qualcosa di mai visto nella storia recente.
Il
distacco non avverrà domani: gli esperti prevedono che ci vorranno
almeno un paio di anni per completare tutti i passaggi, rescindere i
trattati, riscrivere gli accordi. Ma potrebbero essere «due anni di
disordine massiccio», come ha detto al New York Times Thierry
de Montbrial, presidente dell’Istituto francese di relazioni
internazionali. C’è il rischio che al primo pezzo di Europa che si
stacca se ne aggiungano altri, che l’ondata diventi un maremoto. Ci sono
da rivedere rapporti di forza tra alleati, non solo nell’Unione ma
rispetto al resto del mondo (la Nato, la Russia, la Cina, l’Isis…). In
ogni caso, si naviga a vista. In tutti i campi. Qualcosa che davamo per
scontato, ovvio, non c’è più. O, perlomeno, non è più come era.

Chi legge Tracce, si è trovato spesso davanti ad esempi
anche clamorosi di un generale «crollo delle evidenze», al richiamo
all’impossibilità di vivere appellandoci solo a valori, certezze e beni
dati che davamo per acquisti e che invece non lo sono più. Bene, questo
momento – storico, letteralmente – ci pone davanti la stessa sfida, se
possibile in maniera ancora più netta. Dove fino a ieri c’era una casa
che pareva solida – la casa di molti noi -, oggi c’è una crepa, enorme, e
il rischio di crolli.

È per questo che urge tornare a quelle parole del Papa, a quel giudizio chiaro. Nelle prime battute del suo discorso per il Premio Carlo Magno c’era un memento:
«La creatività, l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai
propri limiti appartengono all’anima dell’Europa. Nel secolo scorso,
essa ha testimoniato all’umanità che un nuovo inizio era possibile: dopo
anni di tragici scontri, culminati nella guerra più terribile che si
ricordi, è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti
nella storia». Non è solo una cartolina del passato, un appello alla
storia dell’Europa: è un richiamo alla sua anima, al suo dna, al suo
oggi. Travagliato e incerto quasi quanto quello del Dopoguerra.

Ma nelle ultime righe c’è il compito affidato a noi in
questo tentativo. «Alla rinascita di un’Europa affaticata, ma ancora
ricca di energie e di potenzialità, può e deve contribuire la Chiesa. Il
suo compito coincide con la sua missione: l’annuncio del Vangelo, che
oggi più che mai si traduce soprattutto nell’andare incontro alle ferite
dell’uomo, portando la presenza forte e semplice di Gesù, la sua
misericordia consolante e incoraggiante. Dio desidera abitare tra gli
uomini, ma può farlo solo attraverso uomini e donne che, come i grandi
evangelizzatori del continente, siano toccati da Lui e vivano il
Vangelo, senza cercare altro. Solo una Chiesa ricca di testimoni potrà
ridare l’acqua pura del Vangelo alle radici dell’Europa». Ecco che chance abbiamo, davanti alla Brexit e davanti alla giornata che ci attende oggi, là dove ognuno di noi è.

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Author: intellectualia

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