In risposta ad attacchi contro Berlusconi (personali: la vicenda delle escort, le prostitute d’alto bordo, venute alla ribalta dopo le esternazioni di Veronica Lario a giugno 2009, e politici: la morte di 70 clandestini nel canale di Sicilia paragonata alla Shoah e addebitata al rigore del governo) a fine agosto 2009 il neodirettore de Il Giornale Vittorio Feltri pubblica un dossier sul direttore di Avvenire, Dino Boffo, reo di aver patteggiato in tribunale per molestie con la moglie di un uomo con cui avrebbe avuto una relazione omosessuale. Boffo avrebbe minacciato la moglie del suo amichetto – questo si insinua- e questa si è rivolta alla Magistratura (questo è un dato di fatto): patteggiando, Boffo avrebbe ammesso la sua colpa (quantomeno quella di aver minacciato la signora, ma è probabile che il movente di tali minaccie sia stato qualcosa di serio). La tesi di Feltri è: avete voluto fare i moralisti con Berlusconi sul suo privato, bene allora vi accomodo io sul vostro privato, eccovi serviti, e cita Craxi «a brigante, brigante e mezzo»; insomma: chi di moralismo ferisce (Boffo), di moralismo perisce.
Alte cariche della Chiesa (Bagnasco in primis, definendo disgustoso l’attacco di Feltri) reagiscono con indignazione contro Feltri ed esprimono solidarietà a Boffo; il card. Bertone il giorno della perdonanza annulla una cena con Berlusconi, benché questi abbia preso nettamente le distanze dal suo direttore Feltri; si parla di crisi tra centro-destra e Chiesa.
Ma a gettare acqua sul fuoco è il direttore dell’Osservatore Romano, che pur condannando l’attacco personale a Boffo, gli rimprovera alcuni errori, tra cui appunto gli attacchi personali a Berlusconi e il paragone tra il naufragio di un barcone di clandestini e la Shoah, per concludere che i rapporti tra Santa Sede e governo sono eccellenti. È evidente una divergenza tra la linea del Vaticano, più vicina al PdL, e la linea (di una parte) della CEI, espressa da Boffo, più astiosa verso Berlusconi. Talmente evidente che qualche giorno dopo deve arrivare (excusatio non petita) una precisazione sui buoni rapporti tra Vaticano e CEI.
Che dire? Ha ragione il direttore dell’Osservatore Romano: da un lato ha sbagliato Feltri ad attaccare sul piano personale, dall’altro Avvenire e Boffo non hanno svolto un servizio serio alla Chiesa e alla gente, concentrandosi su attacchi personali e usando toni terroristici e assoluti («la Shoah») per criticare scelte politiche comunque legittime, che si riconducono al rispetto della legalità. Non dimentichiamo, a proposito, che esiste una ambasciata italiana in Libia, e chi avesse davvero uno status di perseguitato può rivolgersi lì, non agli scafisti criminali.
Torno un attimo sull’errore di Feltri: 1) non si risponde al male col male, 2) Boffo non è stato il principale responsabile dell’attacco personale a Berlusconi (perché nessun dossier su Ezio Mauro, direttore di Repubblica?), 3) è ipocrita far finta di denunciare una cosa (le minaccie) quando in realtà se me vuole denunciare un’altra (le frequentazioni omosessuali), non penalmente perseguibile, ma ben più esecranda nell’immaginario collettivo, soprattutto di quel mondo cattolico il rapporto col quale è vitale per un direttore di Avvenire.
Ma più in generale:
1) tutti dovrebbero abbassare i toni delle polemiche e lasciare il terreno squallido degli attacchi sulla vita privata;
2) la CEI dovrebbe fare un po’ di esame di coscienza sulla piega presa in questi ultimi (10/15) anni: dovrebbe ricordarsi che non è un partito, e che non le è chiesto di commentare ogni scelta politica o di dettare fin nel dettaglio i provvedimenti di governo e parlamento; hanno cominciato esponenti più vicini al centro-destra (Ruini, Bagnasco) ma ormai la pratica di un interventismo a tutto campo ha preso la mano a tutti, forse più alla sinistra ecclesiastica: e si è ormai arrivati al punto di un pubblico scontro tra porporati “di destra” e “di sinistra”.
Il punto non è che vinca una fazione. Ma che tutti si ricentrino sulla natura e sul compito della Chiesa, che è annunciare, testimoniandolo, l’avvenimento liberante di Gesù Cristo, la Sua presenza nell’unità dei credenti, la bellezza della vita cristiana. Di questo vorrei, innanzi tutto e soprattutto almeno, sentir parlare i vescovi, non delle lenzuola di Berlusconi o di questa o quella legge o decreto.