A Sanremo ci sono state manifestazioni di studenti contro l’iniziativa del vescovo di quella cittadina, Monsignor Suetta, che ha deciso di far suonare le campane ogni sera alle 20:00 per ricordare i bambini vittime dell’aborto. Tra gli slogans degli studenti c’è l’idea che le donne hanno il diritto di gestire loro il loro corpo e che la Chiesa non ha il diritto di dettare loro quello che devono o non devono fare.
Quello di cui si tratta non è se l’aborto sia o non sia un atto intrinsecamente negativo, ma se questo tipo di denuncia della sua portata negativa sia 1) più o meno opportuno da un punto di vista teologico e 2) sia più o meno accettabile da un punto di vista civile.
dal punto di vista teologico
Sulla prima questione direi che non c’è dubbio che l’aborto sia qualcosa di negativo nella misura in cui esprime un potere dell’uomo sulla vita nascente. Il recente Magistero della chiesa si è anzi espresso, sia pure non nella forma più solenne nel senso di affermare che già dal concepimento siamo in presenza di un vero e proprio essere umano, la cui soppressione quindi è oggettivamente un omicidio. Lasciamo pur stare il dato di fatto che non vi è un consenso unanime da parte della teologia cristiana nel corso di venti secoli sulla tesi che l’anima venga infusa nell’atto stesso del concepimento, il fatto è che esistono molti altri casi in cui degli esseri umani provocano colposamente la morte di altri esseri umani, e non risulta che Monsignor Suetta faccia suonare le campane anche per queste altre vittime della cattiveria umana.
In secondo luogo questo stile che è volto in primo luogo ad ammonire il peccatore, rinfacciandogli il suo peccato, non è lo stile usato da Gesù Cristo e ricorda molto lo stile di quei predicatori protestanti che arrivano appunto a mettersi all’uscita di una stazione della metropolitana e inveiscono contro i peccatori minacciando loro l’inferno. È vero che “ammonire i peccatori” è una delle sette opere di misericordia spirituale, ma c’è modo e modo di intendere questo ammonimento. Soprattutto porre l’etica prima dell’ontologia non appare un metodo convincente: è inutile concentrarsi sul fatto che è sbagliato commettere un certo male (molti infatti potrebbero già saperlo, ma non avere la forza di evitarlo: video meliora proboque, sed deteriora sequor), se prima non si annuncia che c’è ed è alla nostra portata il Bene, che ci permette di non fare non solo quel determinato male (che comunque non è l’unico) ma nessun tipo di male. In altri termini, più che dire che non si deve fare questo o quel male, è importante dire (testimoniare) che si può non fare il male, aderendo al Bene e con la Sua forza, perché il Bene c’è, ed è più bello e più forte del male.
Certo, rimane il fatto che l’aborto è un male che viene correntemente sottovalutato e giustificato; e quindi una provocazione ci può anche stare. Anche perché il ricorso all’aborto spesso e volentieri è il frutto di una banalizzazione della sessualità umana che è certamente qualcosa di negativo e di lesivo della dignità umana.
Per cui, in sintesi, sembra che l’iniziativa di mons. Suetta non sia puramente e semplicemente inopportuna, anzi come provocazione ci può anche stare, ma non sarà un caso se si tratta di una iniziativa isolata all’interno della Chiesa, dato che non mi risulta che essa rispecchi alcuna indicazione data dall’autorità gerarchica della stessa Chiesa.
dal punto di vista civile
Dal punto di vista poi civile, da una parte è sbagliato dire che la Chiesa non possa dire quello che per lei è eticamente accettabile e quello che per lei non è eticamente accettabile.
D’altro lato usare le campane è come usare una sorta di grande megafono, dotato di una sua invasività abbastanza incontrollabile, perché chiunque si trovi nei paraggi di quella chiesa sente le campane e può facilmente capire qual è il messaggio che le campane suonate alle otto di ogni sera vogliono portare. In questo senso l’iniziativa di invadere acusticamente, di occupare acusticamente uno spazio pubblico è quanto meno discutibile. Ricorda un po’ il muezzin che grida dall’alto di un minareto o altre forme acusticamente invasive utilizzate in certi paesi islamici (radio a volume altissimo sui mezzi pubblici o negozi, per indottrinare propagandisticamente la gente che ascolta). Il minimo che si può dire è che questa modalità di veemente fustigazione delle cattive condotte appare civilmente contestabile.